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Percorso a schede
DAL SEME AL BOZZOLO

L´incubazione del seme-bachi avviene in primavera (in genere dal 10 al 20 aprile) e dura circa 18 giorni; si usa un apposito strumento, l´incubatrice, in cui si può regolare grado igrometrico e calore.
Il seme imbianca e avviene la schiusa. I bacolini vengono posti , con apposite carte bucherellate, sopra i graticci del "castello" , su cui vengono depositate e spezzettate le foglie di gelso.
L´allevamento avviene da metà maggio alla fine di giugno. Il baco subisce cinque mute. Man mano che esso compie le sue diverse età va sempre più diradato. Dopo dieci giorni dalla quarta muta, il baco si accinge a fare il bozzolo, trasformandosi in crisalide: si fa allora il bosco con rametti di brugo o ravizzone. Alcuni allevatori usano i cavalloni, cioè un graticciato doppio a forma di cavalletto.
Il bozzolo matura in otto giorni, dopo i quali lo si toglie dal bosco e lo si pulisce con la spelaiatrice. E´ così pronto per la consegna.

LA GELSIBACHICOLTURA: UNA TRADIZIONE AGRICOLA LOCALE

La gelsibachicoltura è sempre stata un´attività molto praticata nelle campagne dell´Alto Milanese ed in Lombardia in genere. Fin dal tempo dei Visconti è intensa la coltivazione dei filari di gelsi "moron", indispensabili per l´allevamento dei bachi. Forte incremento si ha in tutto il periodo di Maria Teresa d´Austria; ma alla fine del 1700 si assiste ad una grossa crisi di produzione dovuta al "calcino", grave malattia del baco da seta.
Un periodo di grosso sviluppo si ha poi all´inizio del XIX secolo grazie alle tecniche razionali di allevamento ed in particolare di incubazione, introdotte dal nobile veneziano Vincenzo Dandolo. La grossa crisi si ha a metà secolo XIX a causa della "pebrina", altra malattia del baco. La crisi dura venti anni, dal 1854 al 1874.
Alla fine dell´ottocento la produzione è notevole: dati dell´Alto Milanese, riferentisi a novantadue proprietà , parlano di una quantità di seme-bachi allevato di 11.442 once su 13.573 ettari di superficie di aratorio gelsato(1)
Vi sono comunque grosse differenze tra zona e zona e anche fra proprietà e proprietà agricola, data la delicatezza di tutto il procedimento dell´allevamento del baco.
Nel 1890 interviene ad arrestare lo sviluppo gelsibachicolo una grave malattia, la "flacidezza" che attacca il baco; il gelso invece viene attaccato dal "diaspis". Dai primi del ‘900 il declino della produzione è inarrestabile: da dati riguardanti censimenti di Garbagnate Milanese dal 1929 al 1935 emerge una realtà gelsibachicola in forte regresso. Le cause indicate a livello locale sono riscontrabili nel frazionamento delle grandi proprietà . A livello nazionale l´abbandono progressivo della produzione è imputato all´avvento delle fibre sintetiche, con il conseguente calo del prezzo dei bozzoli, ed alla politica economica interna ed esterna all´Italia che favorisce il mercato. Si cerca di arginare il progressivo calo con ogni mezzo, promuovendo conferenze di esperti, premiando i produttori ecc., ma il declino è inarrestabile.

QUALITA´ DELLE COLTURE A GARBAGNATE MILANESE 1887 - 1940
 
I dati catastali del 1887 relativi a Garbagnate Milanese danno la seguente situazione:

aratorio ha 557,9 pari al 63 % della superficie totale (ha885)
bosco ha 26,9 pari al 3 %
brughiera ha 235,3 pari al 26 %
orto ha 3,2 pari al 0,3 %
altri ha 64,2 pari al 7,3 %
 
I dati catastali del 1940 relativi a Garbagnate Milanese danno la seguente situazione:
 
seminativi ha 613 pari al 69,27%
prati permanenti ha 60 pari al 6,78%
boschi ha 110 pari al 12,43%
incolti produttivi ha 45 pari al 5,08%
superficie improd. ha 57 pari al 6,44%

CONTRATTO COLONICO
 
Nell´Alto Milanese, tra ‘800 e ‘900, la Proprietà fondiaria è colonizzata, cioè condotta dal proprietario per distinte colonie, affidate ciascuna a una famiglia di lavoratori residenti sulla proprietà .
L´unità lavoratrice è la famiglia. Il colono è affittuario.
I rapporti fra proprietari e lavoratori si regolano con un contratto, la cui forma preminente è il "contratto colonico misto", consistente in affitto, parte in prodotti della terra, parte in denaro e parte in corveè.
Il contratto è annuo con tacita riconduzione, salvo disdetta del proprietario.
La situazione del contadino è la seguente:
 
coltiva terreno aratorio facendo propri i prodotti del suolo e sostenendo le spese relative di coltivazione, pagando un canone annuo d´affitto mediante consegna di grano "fitto a grano"
ha l´uso di una casa e annesso rustico, pagando al proprietario un canone in denaro "fitto a denaro"
deve alcuni oneri accessori, fra cui giornate d´obbligo lavorative a salario fittizio e prestabilito
in particolare per il contratto gelsibachicolo, metà del ricavato spetta al padrone e metà al colono allevatore.

SI VIVE NELLE "CORTI"... 

Intorno al cortile, di varia forma non sempre regolare, sono disposti corpi di fabbricato a un solo piano oltre quello terreno, che servono di abitazione alla famiglia colonica, ed altri corpi di fabbricato rustico, che servono per l´allevamento del bestiame e come magazzini.
Abitazioni e rustici non sono separati. Le abitazioni sono formate al piano terreno dalle cucine, che si aprono tutte direttamente sul cortile. Tramite scale esterne di legno si accede ad uno stretto terrazzo che corre tutto lungo la facciata esterna del fabbricato e porta in stanze corrispondenti alle sottostanti cucine. I rustici sono costituiti da una serie di piccole stalle semplici, atti a contenere 3-4 capi di bestiame: un cavallo, un vitello, una o due mucche, raramente il maiale.
Sopra le stalle i fienili. La gronda del tetto sporge notevolmente e fa, quando è possibile, da portico.
Accanto all´uscio di ogni stalla sta una latrina. Mancano i letamai: il letame resta accumulato lungo il cortile nei pressi delle stalle, con le conseguenti situazioni igienico-sanitarie che si possono immaginare.
Le granaglie vengono conservate nelle stesse stanze di abitazione dove si dorme.

COSA SI MANGIA

Agli inizi del Novecento nell´Alto Milanese l´alimentazione tipica si compone nel seguente modo. I pasti giornalieri sono normalmente tre: se ne aggiunge, non dappertutto, un quarto nelle stagioni di maggior lavoro. Nel primo pasto del mattino si usa zuppa di pane giallo in acqua con lardo, più di rado burro; il pasto del mezzodì è costituito dal classico minestrone lombardo di riso o più raramente di pasta (ben s´intente senza brodo di carne), con patate, verze, fagioli e altri legumi; nell´ultimo pasto serale - da luogo a luogo più vario - si ricorre a zuppa di pane giallo nel latte, a uova, verdure fritte, polenta, carni suine insaccate, formaggio (specialmente formaggi di scarto), ecc.
I testimoni garbagnatesi raccontano che si mangia specialmente: "suppa, minestra, latt e polenta" (zuppa, minestra, latte e polenta), pochissima carne, pochissimo pesce. Il pane giallo si ottiene con segale, lievito e farina di grano, lasciando lievitare per un´ora ed infornando poi nella "marnéta". Il forno è attiguo alla cascina e vi è generalmente una persona addetta alla panificazione: il quantitativo deve bastare per tutta la settimana; le pagnotte sono molto grosse, perchè le bocche da sfamare sono tante!
Si magia molto la polenta in particolare con il latte "Polenta e latt", specialmente la sera. Una ricetta diffusa a Garbagnate Milanese è la"polenta cumedada": polenta a fette con aggiunta di burro o latte e formaggio, posta in padella a rosolare. C´è anche un dolce tradizionale garbagnatese che si fa durante la festa del paese, che ricorre la prima domenica di agosto, si tratta della "paciaretta".
Questa è la ricetta: pane tagliato in minutissimi pezzi, impastato con uova, cioccolato,zucchero, pignoli, uva appassita.
I bambini mangiano, durante questa festa, "la tiraca" a base di zucchero. Il vino si beve solo all´osteria.

COLTIVAZIONI AGRARIE A GARBAGNATE MILANESE - 1887-1940

A Garbagnate Milanese fino alla fine dell´Ottocento non vengono praticate le necessarie rotazioni agrarie dei terreni e quindi il terreno risulta impoverito per lo sfruttamento continuo. Si introducono successivamente le "rotazioni agrarie".
Le zone a foraggio sono generalmente coltivate a prato stabile, non vi è dunque rotazione. Si ottiene il fieno con tre o quattro tagli all´anno; nelle poche zone irrigate la produzione raddoppia.
Il tipo di frumento (furmént) usato è quello "precoce" e si raccoglie fra giugno e luglio, ciò per potere usufruire di un secondo raccolto costituito da granoturco "cinquantino" oppure miglio. Solo raramente si ottiene in secondo raccolto granoturco.
In tutto l´Alto Milanese l´aratorio è in generale "gelsato". A Garbagnate Milanese nel 1887 si registrano 8.400 gelsi, quantità sensibilmente inferiore alla media registrata in quegli anni in tutto l´Alto Milanese.
In "brughiera" la vegetazione è costituita da brugo, ravizzone, erica, robinia, betulla, rovere. Il brugo o il ravizzone, che servono di scorta ai piccoli poderi colonici, sono utilizzati in vario modo: per fare lettiera, per costruire il "bosco" al baco da seta, per il riscaldamento.
Dal ravizzone si può poi ottenere anche l´olio di ravizzone.
L´aratorio seminativo viene coltivato specialmente a cereali in quanto, per le condizioni idrogeologiche e per la scarsità di irrigazione naturale o artificiale, il terreno non si presta a coltivazioni di tipo intensivo differenziato.
Solo dagli inizi del Novecento si semina dopo il frumento erba medica e trifoglio il primo anno; l´anno dopo granoturco o patate o miglio.
Questo sistema viene ad impoverire meno il terreno. Rispetto alla fine dell´Ottocento si registra un aumento del seminativo totale, conseguente al lento ma graduale disboscamento (diminuzione della superficie a bosco e brughiera) e un aumento relativo di produzione foraggiera, conseguente alle accresciute esigenze alimentari per il bestiame.
E´ diminuito anche il totale della superficie improduttiva. I cereali sono il perno della cosiddetta "agricoltura asciutta".
I prodotti agricoli principali sono: frumento, granoturco, segale. Si producono anche foraggi, in misura però ridotta.

PROVERBI DIALETTALI METEOROLOGICI 
 
Carneval al sul, Pasqua al tisson
(Carnevale al sole, Pasqua al fuoco)

Nev desembrina, tri mes la cunfina
(Neve di dicembre dura tre mesi)

Mag urtulan, tanta pala e poc gran

(Maggio piovoso, tanta paglia e poco grano)

Madona de Seriola, da l´invern sem fora, ma se piov e tira vent ghe sem de pusè ben
(Al giorno della Madonna (2 febbraio) siamo usciti dall´inverno, ma se piove o tira vento ci siamo dentro ancora di più )

Quando piov a l´Ascensa, per trenta dì sem minga sensa
(Quando piove il giorno dell´Ascensione, per trenta giorni non siamo senza pioggia)

A San Peder se ghe scund el puleder
(A San Pietro (29 giugno) il granoturco è così alto che vi si può nascondere il puledro)

A Santa Caterina mena la vaca a la cassina

( A Santa Caterina (25 novembre) non codurre più la mucca al pascolo, ma lasciala nella stalla)

In april tuti i dì un baril
(In aprile tutti i giorni cade un po´ di pioggia)

A San Vit e Mudest l´e peg l´aqua che i tempest

(A San Vito e Modesto (15 giugno) fa più male alla campagna la pioggia che la grandine)

Quand el sul el turna indre, ghem l´aqua ai pè

(Quando il sole si riaffaccia verso sera, abbiamo una nuova minaccia di pioggia)

San Giusep tira fora scarp e calzet
(A San Giuseppe tira fuori scarpe e calze)
 
NASCE E SI SVILUPPA L´INDUSTRIA

Fin dalla fine dell´Ottocento nelle famiglie contadine le forze migliori, in particolare i giovani, abbandonano progressivamente i campi per recarsi a lavorare nelle manifatture e nelle grandi industrie, con una forma di pendolarismo giornaliero favorita dallo sviluppo della rete ferroviaria. L´esodo è dovuto alle sempre peggiori condizioni di vita dei contadini e alla nascita e crescita dell´industria, che assume dimensioni eccezionali in questo periodo e assorbe manodopera a basso prezzo.
Garbagnate Milanese, alle porte di Milano, già agli inizi dell´Ottocento accoglie le prime forme di industria locale, le fornaci per laterizi, che sorgono nella zona delle Groane, adatta ad essere sfruttata ampiamente per l´estrazione dell´argilla. Vanno assumendo sempre più impotanza in questo periodo di grosso sviluppo industriale e di trasformazione economica.
Dal 1871 al 1939 si rileva la presenza delle seguenti fornaci sul territorio garbagnatese: Fornace Marazza, Fornace Poggi, Fornace Litta, Fornace Beretta-Gianotti, Fornace-Fusi, Fornace Macciachini. Alcune di queste fornaci sono ancora visibili a Garbagnate, nel Parco delle Groane.
Alla fine dell´Ottocento ed agli inizi del Novecento sono i lavoratori indigeni ad essere occupati nelle fornaci, salvo alcuni "paltini" toscani.
Dagli anni ‘20 del Novecento le fornaci lavorano utilizzando anche manodopera friulana e bergamasca, disponibile alla stagionalità della lavorazione; per loro gli imprenditori costruiscono accanto alla fornace i dormitori.
Il lavoro stagionale che garantisce il salario solo per il periodo estivo e il lavoro gravoso di estrazione dal terreno dell´argilla, che si compie a mano, e di cottura al forno sono alcuni dei principali motivi che allontano dalla fornace i garbagnatesi.
Gli scavi per l´industria del laterizio vengono inizialmente fatti in maniera indiscriminata e producono acquitrini, causa di alcuni casi di malaria fra la popolazione.
Non sono solo le fornaci importanti per l´economia cittadina in questo periodo ma anche le seguenti principali industrie: Canapificio Colombo, Tessitura Garbagnatese, La Sonora, Calzificio Ambrosiano, Officina Meccanica Garbagnatese.
 
LA FORNACE BERETTA-GIANOTTI DI GARBAGNATE MILANESE

La Fornace Beretta-Gianotti di Garbagnate Milanese, costruita tra il 1880 ed il 1885, viene acquistata dalle Famiglie Beretta e Gianotti nel 1896. Funziona all´inizio solo nel periodo estivo, in genere nel periodo marzo-settembre; l´attività quindi è a carattere stagionale. Vi lavorano dai 60 ai 90 dipendenti con contratto di lavoro a cottimo; sono in maggioranza uomini, le poche donne occupate hanno compiti ausiliari, in particolare aiutano gli uomini a fare i mattoni a mano ("paltini").
Nei primi anni del ‘900 la produzione base delle fornace è costituita da mattoni pieni, i cosiddetti "medoni" prodotti con argilla miscelata; si realizzano inoltre "cunei" per ciminiere "paramani" per caldaie, "coppi e copponi" e "sagomati speciali", usati per chiese, cappelle funerarie, ville signorili ecc. I disegni per queste forme speciali vengono predisposti da architetti ed artigiani specializzati, sulla base di un progetto, creano gli stampi in legno.
La produzione complessiva annua è di 7.000.000 di pezzi, produzione che per quel periodo è da considerarsi senza dubbio ingente. La vendita del prodotto si attua nelle province di Milano, Varese, Como ed è da rilevare l´importanza per il commercio dei laterizi dell´esistenza delle Ferrovie Nord Milano. Allo scalo Nord di Milano vi è poi un punto di recapito e di lì la ditta di trasporto a cavalli Guzzetti provvede a trasportare il materiale in cantiere.
La maggior parte del personale impiegato in fornace è di origine fruilana dopo gli anni ‘30, poichè questi lavoratori hanno un´esperienza in campo minerario e vengono a preferire questo tipo di lavoro, seppur gravoso, a quello ancor più insalubre delle miniere. Questi lavoratori vengono alloggiati in strutture dormintorio attigue alla fornace stessa; l´immigrazione friulana viene integrata con quella bergamasca, quindi sostituita negli anni ‘50 da quella meridionale.
In generale la produzione base è costituita da mattoni. Negli anni ‘80 e ‘90 del XIX secolo vengono prodotti in particolare: forti usuali, forti grossi, mezzani, albasi, crudi, canellini, coppi, copponi, tegole.
 
CICLO DI PRODUZIONE DEL MATTONE
 
La fornace per laterizi per funzionare deve avere a disposizione molta materia prima; di conseguenza il proprietario deve acquistare aree molto grandi per avere un grosso quantitativo di argilla a disposizione.
"La dote della fornace è il banco d´argilla".
L´ubicazione della fornace è determinata dalla presenza della materia prima: il territorio delle Groane si presta molto bene allo scopo perchè ricco di materiale argilloso.
Significativo è il fatto che lo stesso materiale con cui è costruita la fornace serve alla produzione della fornace stessa.

Estrazione - l´argilla viene estratta dalla cava a mano,utilizzando solo picco e pala. Nel 1924/25 l´estrazione viene trasformata in meccanica con l´introduzione di escavatori a tazze.

Trasporto - Il trasporto del materiale estratto, dalla cava alla fornace, viene effettuato attraverso carrelli trainati da un cavallo o da un asino. In fase più avanzata viene introdotto come mezzo di trasporto il trattore elettrico e successivamento quello a diesel.

Produzione - Questa fase si svolge nella mattoniera, termine indicante un complesso di macchine usate per la fabbricazione del mattone: vi sono le "molazze" le quali schiacciano i sassi e macinano l´argilla; la "vite senza fine" che fa passare l´argilla per estrusione attraverso lo stampo; la "taglierina", che taglia i pezzi alla dimensione voluta.

Essicazione -Avviene sulle "gambette", su cui veniva steso il materiale per l´essicazione al sole.Questa è la ragione per cui la produzione nelle fornaci può avvenire solo nel periodo estivo.

Cottura - Anticamente per la cottura del mattone si usava il sistema detto a Pignone: si accatastavano mattoni e li si cuoceva facendo fuoco con legna.Dalla fine dell´Ottocento la cottura avviene in forno apposito a ciclo continuo (tipo Hoffmann) che usa come combustibile in un primo tempo la legna, successivamente il carbone. Quest´ultimo viene importato dall´estero, in particolare dalla Polonia e all´Ungheria, in quanto il prodotto nazionale non presenta sufficiente potere calorifico. Il buon funzionamento del forno a ciclo continuo è affidato al così detto "focolante".
 
LE CONDIZIONI IGIENICO-SANITARIE DEL TERRITORIO
 
Nell´Alto Milanese alla fine dell´Ottocento e nei primi anni del ‘900 a causa delle condizioni precarie dei ceti popolari l´alimentazione è scarsa e molto povera di vitamine, proteine, sali minerali ecc. Questo fatto genera malattie gravi, quali la pellagra e disturbi vari di tipo gastro-intestinale, causati questi ultimi anche dalla sbagliata lievitazione del pane: le pagnotte sono molto grosse perchè sono numerose le bocche da sfamare, quindi alla cottura non riescono lievitate regolarmente.
Le condizioni abitative poi e la vita in particolare condotta in promiscuità con gli animali (vedi allevamento del baco da seta in cucina e vita diurna e serale invernale nelle stalle) sono causa di malattie infettive gravi quali tifo, malattie polmonari ecc.
A Garbagnate Milanese è grave anche il problema dell´acqua potabile in quanto vengono usate falde d´acqua superficiali e spesso inquinate: si usano facilmente pozzi aperti. La situazione viene inoltre peggiorata dall´apertura del "Canale Villoresi": la scarsa pendenza dell´alveo e la portata ridotta facilitano il ristagno delle acque, causa di malattie quali tifo o malaria.
Nel 1884 si teme nel milanese una invasione di colera e vengono emanate disposizioni igienico-sanitarie per prevenire l´epidemia. Anche a Garbagnate Milanese l´apprensione è tale che si teme di dover costruire un "Ospedale-baracca", per raccogliere ed isolare eventuali malati. Spaventosa è la diffusione della tubercolosi anche nei primi decenni del Novecento. anemia, debolezza costituzionale rendono gli organismi facile preda della malattia.
Le donne partorienti sono deboli ed anemiche e lavorano fino agli ultimi giorni prima del parto, sicchè aborti e parti prematuri sono molto diffusi. Comune nelle madri è la deficienza di latte. La mortalità infantile è elevata.
Se queste sono le condizioni drammatiche in cui versa la popolazione del primo Novencento con il passare degli anni la situazione va progressivamente migliorando; rimangono però irrisolti molti problemi e fra questi in particolare la tubercolosi, spesso frutto di condizioni lavorative malsane nelle fabbriche. Per questi ammalati viene costruito negli anni ‘20 a Garbagnate Milanese il Sanatorio Vittorio Emanuele III.
 
IL CANALE VILLORESI E L´IRRIGAZIONE DEI CAMPI 
 
Il Canale Villoresi congiunge il Ticino con l´Adda e percorre un tratto a Nord di Milano lungo circa 60 Km; attraversa tutta la zona dell´Alto Milanese e lungo l´Altipiano irriguo medio passa anche per il Comune di Garbagnate Milanese.
Il primo tratto del Canale viene inaugurato nel 1884; ma Garbagnate Milanese deve attendere il 1888 per vedere scorrere l´acqua lungo un tragitto passante per il proprio territorio.
L´opera è giudicata fondamentale per l´irrigazione e quindi per l´economia agricola di una zona a terreni asciutti e secchi, come quella dell´Alto Milanese. A Garbagnate, in particolare, non esistono "fontanili", per cui l´acqua di irrigazione può derivare solo da opere artificiali. Ciò nonostante non vengono costruiti canali secondari ed infrastrutture sufficienti per poter utilizzare appieno l´irrigazione e non si ha un radicale mutamento dell´ordinamento economico agrario di un territorio, le cui risorse economiche sono sempre più orientate verso uno sviluppo preindustriale. Solo alcuni terreni di Santa Maria Rossa e Bariana possono godere in parte del beneficio dell´irrigazione.
 
CARATTERISTICHE FISICHE DEL TERRITORIO DI GARBAGNATE MILANESE
 
Garbagnate Milanese si colloca nell´area dell´Alto Milanese e fa parte dell´Altopiano irriguo medio del Canale Villoresi, al pari di tutti i paesi situati nella zona detta "le Groane".
Il terreno è in parte impermeabile e lascia filtrare poco le acque nel sottosuolo.
E´ di tipo argilloso-ferrugginoso: la massa argillosa è sempre arrossata per ossidazione dei sali ferrosi ed da questo colore ferrigno deriva il nome "ferretto".
Dove l´argilla è ricoperta da uno strato di terra vegetale, si ha una certa fertilità relativa e una produzione agricola di tipo secco (zona ovest); dove esiste solo argilla c´è solamente brughiera (zona est) ed il terreno può essere sfruttato per la produzione di laterizi da parte delle tipiche fornaci. In generale si tratta quindi di un terreno povero dal punto di vista agricolo.
Per quanto riguarda il clima, siamo in presenza di una regione termica continentale, con estati brevi e calde ed inverni lunghi e rigidi.
Dal punto di vista idrografico, i torrenti Nirone, Guisa, Lura hanno una portata ridotta e discontinua: essendo a carattere torrentizio non sono molto adatti all´irrigazione dei campi.
Per far fronte alle forti siccità e migliorare l´aspetto irrigativo dei terreni, nel 1888 viene aperto il tratto di Canale Villoresi passante per Garbagnate Milanese.

Ultimo aggiornamento effettuato il 30/07/2008